IL MONTE - Il massiccio montuoso del Conero rappresenta il "cuore" del Parco; in esso sono concentrati i maggiori contenuti biologici e fisici che hanno portato alla decisione di istituire la prima area protetta delle Marche. Il Conero costituisce, infatti, una situazione ambientale di eccezione nel contesto omogeneo di coste sabbiose e d uniformi della riviera adriatica. La presenza di un massiccio roccioso che si erge improvvisamente dalla costa, determina già di per sé un elemento di pregio nel quadro paesaggistico del litorale, e le pendici orientali del Conero non lesinano sorprese al naturalista: nelle baie della costa e negli anfratti delle ampie falesie di candida roccia calcarea si scoprono di continuo elementi di interesse come grotte, scogliere e faraglioni. Tra questi, gli scogli noti come le "Due Sorelle" che hanno assunto un ruolo simbolico nell'immaginario collettivo del Conero. Ai pregi "estetici" si sommano fattori biologici di grande rilievo. In primo luogo gli aspetti vegetazionali. In epoche remote, la presenza del monte-isola ha favorito il rifugio di molte specie vegetali, scomparse nelle aree circostanti per la presenza del mare. Successivamente, con lo sviluppo delle attività umane, prima agricole, poi residenziali ed industriali, il ruolo di isola-rifugio è continuato rispetto ai nuovi fattori di ostacolo alla conservazione della vegetazione spontanea. Sulle erte pendici del Conero, dove l'agricoltura e forme stabili di residenza non hanno potuto svilupparsi, si è conservato un patrimonio floro-faunistico assolutamente unico nel contesto regionale. Sebbene il pascolo abbia provocato un forte depauperamento della vegetazione, e quindi, anche dei suoli, quando questo è cessato per mutate condizioni socio-economiche la vegetazione sul Conero ha potuto riprendere una sua fase evolutiva, recuperando molte delle caratteristiche originarie. La presenza del Parco contribuirà affinché questo recupero avvenga in tempi ancor più brevi, ponendo il territorio al riparo da nuovi e pericolosi, potenziali rischi di irreversibile trasformazione. Negli anni Trenta l'opera della Forestale comportò il rimboschimento, tramite semina e trapianto di pini(Pinus halepensis, Pinus pinea, Pinus nigra), cedri (Cedrus deodara), cipressi, (Cupressus sempervirens), oltre a numerose specie di latifoglie, di centinaia di ettari del versante occidentale del Conero; questo intervento fu particolarmente prezioso: infatti oltre a preservare le pendici dal pascolo, comportò la creazione di un mondo vegetale, creando le condizioni per la ricrescita delle specie originarie della vegetazione mediterranea, come il corbezzolo (Arbutus unedo), il leccio (Quercus ilex), la fillirea (Phillyrea angustifolia), l'orniello (Fraxinus ornus), il viburno (Viburnum tinus), l'alaterno (Rhamnus alaternus) nelle esposizioni a mezzodì; il leccio, l'acero (Acer abtusatum), il cerro (Quercus cerris), il carpino nero (Ostrya carpinifolia) nelle esposizioni a tramontana. Le pendici orientali, scoscese ed inaccessibili , non furono, in quanto tali, interessate così massicciamente dal pascolo, né tanto meno rimboschite. In esse ritroviamo due ambienti distinti: quelle esposte a nord, investite da venti freddi e caratterizzate da un microclima fresco, sono coperte da una macchia-foresta di specie mediterranee mescolate a specie più mesofile come il carpino nero, il cerro, il lauro (Laorus nobilis), l'acero, la roverella (Quercus pubescens): nelle pendici esposte a sud, che invece presentano caratteristiche assai diverse grazie ad un microclima caldo e asciutto. Il bosco lascia il posto a bassa macchia, cespuglietti e garighe, formazioni vegetali nelle quali molte delle specie sono caratterizzate da adattamenti fisiologici e morfologici particolari. I boschi del Conero offrono rifugio a specie legate agli ambienti silvani come il tasso, il ghiro e la puzzola, oltre alla faina, la martora e la donnola, e tra gli uccelli i picchi verdi rosso maggiore e muratore, l'allocco, la poiana e lo sparviero. Negli ambienti di falesia e dei macereti ad esse connessi, troviamo le presenze floristiche di maggior pregio del Conero: la euforbia arborescente (Euphorbia dendroides) in una sua stazione disgiunta dall'areale di diffusione, la coronilla di Valenzia (Coronilla valentina), una leguminosa arbustiva dai piccoli fiori gialli, la rara euforbia adriatica (Ephorbia characias ssp wulfeni) nonché il ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa) altrove assente nel medio-alto Adriatico occidentale. Le rupi del Conero orientale costituiscono un habitat che ospita numerose specie di uccelli, tra i quali, alcuni rari, come il rondone pallido, il rondone maggiore, il passero solitario, il falco pellegrino (vedi tabella delle presenze faunistiche del Parco). Un ambiente particolare, nell'ambito del Monte Conero, è rappresentato dalla zona di Portonovo. L'antica frana ha costituito una lingua di terra protesa verso il mare , sulla quale nel tempo si è insediata una fitta vegetazione di sclerofille mediterranee con prevalenza di leccio. In seno al corpo franoso si sono creati degli stagni retrodunali prossimi al litorale. Questi stagni un tempo occupavano buona parte della plaga di Portonovo ma si sono progressivamente ridotti agli attuali "laghetti" denominati Calcagno e Profondo, a causa degli interramenti prodotti dalle attività antropiche legate al turismo. Negli stagni di Portonovo sopravvivono comunità animali e vegetali di grande interesse biologico in quanto uniche nel territorio marchigiano. Le acque dei due laghetti hanno caratteristiche diverse fra loro, più salmastre il lago Grande, più dolci il lago Profondo; questa caratteristica contribuisce a diversificarne la composizione dei popolamenti vegetali ed animali. La vegetazione palustre che li circonda è principalmente formata da una graminacea, la cannuccia di palude (Phragmites Australis), ed una ciperacea, il falasco (Cladium mariscus), tuttavia ad esse si associano anche la tifa (Tipha angustifolia), la salicaria (Lyhrum salicaria) il giunco (Juncus maritimus) e la carice (Carex estensa).

(tratto dalla Carta escursionista del Consorzio ParcoNaturale del Conero)